Abbracciare la paura

luna ovestDa qualche settimana ho una nuova amica, forse a voi poco interessa, ma volevo farvela conoscere anche se penso che qualcuno di voi la conosce già.

La mia nuova amica è speciale, anzi, a dire il vero, non è neanche nuova, la conosco fin dalla mia nascita, mi è sempre stata accanto, a volte silenziosa a volte molto, molto rumorosa e fin troppo presente.

Avete presente quelle persone fastidiose che però non potete evitare perchè nonostante tutti i vostri sforzi e tentativi ve le ritrovate sempre tra i piedi?
Ecco la mia amica è così! Più cerco di evitarla e più si fa sentire e notare, mi impedisce di muovermi come e quando vorrei. Quando provo a fare qualcosa di nuovo, qualcosa che non conosco, è sempre lì che mi fa notare le cose che potrebbero andare storte, è una sempre negativa, vede tutto nero e non è mai entusiasta di nulla.

Quando ho capito tutto questo, ho preso la decisione di farla diventare la mia migliore amica. Ah, ma non vi ho ancora detto come si chiama. La mia migliore amica si chiama “PAURA”. Già, ho deciso di abbracciare la mia paura e farla diventare la mia migliore alleata perchè ad un certo punto mi sono ricordata che tutto quello che si respinge e non si accetta o si cerca di evitare, è proprio ciò che più ci rimane attaccato e ci condiziona.

Quindi ho deciso di riconoscerla ogni giorno, di salutarla, di ascoltare ciò che ha da insegnarmi e poi scegliere di agire “nonostante” quello che avrà da dirmi e lo farò con uno stato d’animo diverso. Lo farò con grande gratitudine perchè alla fine è la mia migliore amica ed il suo compito è di farmi vedere quello che sta al di là della paura e che spesso è il meglio per me.

Quindi cara “PAURA” benvenuta nella mia vita. 😉

Eleonora


Ma che cosa vi sto raccontando

Da un paio di mesi frequento un corso di comunicazione. Almeno io credevo di iscrivermi ad un corso di comunicazione come tanti altri, ma mi sono ritrovata in un vero e proprio laboratorio che mi ha messo in seria difficoltà.

In un laboratorio, come evoca la parola stessa, si lavora. Non si sta seduti ad ascoltare le lezioni e a prendere appunti che poi non si rileggeranno mai. In un laboratorio si fa esperienza, ci si mette in gioco, si rischia e soprattutto non si può mentire.

Quando hai di fronte un’insegnante che sa leggere quello che il tuo corpo e la tua voce dicono oltre alle parole, è veramente dura. Ti fa da specchio e ti fa vedere quello che non ti piace di te, quello che sai che devi cambiare. Se poi l’insegnante è davvero bravo, non te le manda a dire, te lo urla in faccia quello che sei e che devi mostrare di te. E lo urla perchè lui è onesto e pretende lo stesso da te.

Ho fatto una fatica tremenda ad andare ad ogni lezione, sapevo che ogni lezione mi avrebbe mostrato quello che non volevo vedere. E ho capito quello che non volevo vedere è la mia profonda disonestà verso me stessa, verso chi mi sta vicino e verso di voi che mi leggete.

La disonestà principale sta nel non voler mostrare la mia vulnerabilità, le mie paure, le mie difficoltà. Cerco di mostrare sempre il mio lato migliore, di essere la brava ragazza, quella che piace e che dice sempre la cosa che fa star bene gli altri, quella che aiuta anche se non ne ha voglia.

Ma non sono solo questo, ho anche tante paure, spesso non mi stimo, mi rendo invisibile, non rischio e non mi butto per paura di fallire, voglio stare comoda ed evito con cura le occasioni che potrebbero portare delle critiche o dei giudizi sgradevoli. E tutto questo finora non ve l’ho mostrato.

Ho scritto nel blog solo quando potevo darvi qualcosa di buono e positivo, qualcosa che poteva stimolare commenti positivi, ma così facendo vi ho fatto vedere solo una parte di me, quella illuminata, non quella oscura.

Di percorsi di crescita ne ho fatti tanti ma forse questo laboratorio è il primo che davvero mi dà lo stimolo giusto per cambiare. Non è un percorso di crescita ma mi sta facendo lavorare molto più di tanti altri fatti finora.

Questo articolo dovevo scriverlo ieri sera, dopo essere rientrata dal corso, quando la tensione era ancora alta.  Ieri ho imparato che la “scomodità è l’obiettivo”, ma la scomodità di quello che volevo scrivere era troppa, non ce l’ho fatta ma sono contenta di esserci riuscita oggi.

Nulla accade per caso ed oggi sono stata aiutata anche da questo video che parla di vulnerabilità. La vulnerabilità come strumento di connessione con gli altri. Ve lo suggerisco davvero, è sottotitolato in italiano.

Vi abbraccio e mi scuso per non avervi dato tutta me stessa prima di ora. Da oggi in poi, sarà diverso.


La nostra più grande paura…

 

La poesia originale è di Marianne Williamson ma l’adattamento al film è molto bello. Spero che riesca a toccarvi nel profondo come è accaduto a me. Un abbraccio. Ely

 

La nostra più grande paura non è quella di essere inadeguati. La nostra più grande paura è quella di essere potenti al di là di ogni misura.
E’ la nostra luce e non la nostra oscurità che più ci spaventa.
Agire da piccolo uomo non aiuta il mondo, non c’è nulla di illuminante nel rinchiudersi in se stessi cosicchè le persone intorno a noi si sentiranno meno insicure.
Noi siamo nati per rendere manifesta la gloria che c’è dentro di noi. Non è solo in alcuni di noi, è in tutti noi. Se noi lasciamo la nostra luce splendere, inconsciamente diamo alle altre persone il permesso di fare lo stesso.
Appena ci liberiamo dalla nostra paura, la nostra presenza automaticamente libera gli altri

Marianne Williamson ha contribuito recentemente alla stesura di un libro che tratta proprio del potere del nostro lato oscuro, “The Shadow Effect”.

The Shadow Effect

Buono


Chi ha paura della morte?

tunnel di luce

Peccato non riusciate a vedere il mio sorriso ora, mentre sto immaginando cosa potrebbe passarvi per la testa in questo momento.
Di certo è che una buona parte di voi che ora state leggendo avete una gran voglia di uscire da questo blog, ma preferisco correre il rischio e continuare con questo post. Quelli che sono pronti a sentire parlare di morte senza spaventarsi sono certa che rimarranno.
Stamattina, mentre ero in macchina, stavo pensando che sarebbe stato giusto condividere le mie nuove consapevolezze sulla morte con chi fosse stato pronto a leggerle e a commentarle.

Non so voi, ma fino a qualche tempo fa, il solo termine “morte” mi faceva andare subito con la testa ad altri pensieri, come fa uno struzzo quando mette la testa sotto la sabbia, quasi che se non si nomina una cosa questa non esiste.

Invece circa un anno fa, ho cominciato a guardarla in faccia, mia madre si è ammalata di cancro e qualcosa mi ha fatto decidere di prepararmi all’inevitabile sua morte.
Poi si è ripresa ma ora il cancro è ricomparso e non ci sono più possibilità di guarigione, no piano, la medicina ufficiale ha alzato le braccia, io credo profondamente che le possibilità ci siano ma non si tratta della mia vita e mia madre ha scelto la medicina ufficiale.

Quindi ho ripreso a leggere ed informarmi su cosa accade dopo la morte e quello che ho scoperto è una cosa che mi rasserena molto. Ho intenzione di scrivere periodicamente un post che aiuti anche altre persone, che come me si trovano nella stessa situazione o che ci si sono trovate, a non chiudere gli occhi ma aprire il cuore perchè quello che ho imparato e che sento come vero può davvero cambiare l’approccio verso questo argomento fino ad abbracciarlo come la più bella esperienza per noi e per i nostri cari. Un abbraccio e a presto. Eleonora


Caratteristiche di un leader: Parte II

Un leader sa gestire la paura. La paura è uno stato d’animo naturale, tutti abbiamo paura e per diverse cose. Anche un leader ha paura, ciò che lo rende leader è il suo modo di affrontarla.

Nel viaggio dell’eroe ho imparato che la paura non va mai via prima ma solo dopo aver affrontato una cosa che ci spaventa. Spesso la paura è spropositata perchè non l’abbiamo affrontata subito e le abbiamo permesso di crescere e di bloccarci nell’azione.

Renderci conto che la paura ci sarà sempre è un primo passo molto importante per capire che dipende da noi il modo in cui decidiamo di affrontare e sconfiggere le nostre paure e non dobbiamo aspettare che la paura passi per poter agire.

Ricordate “la paura non andrà mai via prima“.

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Eleonora


La paura del cambiamento

Non c’è dubbio, cambiare richiede impegno e fatica. Più consolidata è l’abitudine da cambiare e maggiore è la resistenza che proviamo. Di recente sto sperimentando questa sensazione in modo molto forte.

Direttamente perchè sto frequentando un corso di leadership personale che mi porta spesso fuori dalla mia “zona di comfort” quella zona di comodo che fa sentire a proprio agio nelle varie situazioni.

Indirettamente perchè lo sento dire da chi ha scaricato il report gratuito “Il potere di costruire il proprio carattere” che abbiamo pubblicato Anna ed io nel “Salotto di Ely e Anna” e che dà utili consigli per chi vuole creare nuove abitudini o modificare quelle esistenti che non portano ai risultati che si desiderano.

Per mia esperienza personale, molti dei cambiamenti che spaventano in realtà sono molto più semplici di ciò che si immagina. Spesso,  subito dopo aver fatto qualcosa che non eravamo abituati a fare,  ci si sente dire…”Beh, tutto qui?” o “Non pensavo che fosse così semplice”.

Questo accade perchè, più evitiamo quello che desideriamo ma abbiamo paura di ottenere, più la paura aumenta e ce lo fa vedere più difficile da raggiungere. C’è un bel passo tratto da “Il manuale del guerriero della luce” di Paulo Coelho che recita:

…Perciò il guerriero rischia più degli altri. Ricerca incessantemente l’amore di qualcuno, ancorchè‚ ciò significhi udire spesso la parola no, tornare a casa sconfitto, sentirsi rifiutato nel corpo e nell’anima. Un guerriero non si lascia spaventare quando insegue ciò di cui ha bisogno…

A volte mi sento proprio un guerriero e spesso mi dimentico di esserlo.

Quanto ti senti  guerriero tu?

Qui puoi trovare ispirazione per le tue azioni coraggiose.


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E basta parlare di crisi!!!

Già, io dico basta!
Non se ne può più di sentirne parlare, io preferisco chiamare questo periodo con un altro termine “decrescita“. Sì, è vero che la decrescita c’è ed è sotto gli occhi di tutti ma se la smettiamo di parlare di crisi e gli diamo il giusto nome, l’atteggiamento con il quale la affrontiamo cambia radicalmente.
Provate a percepire che cosa trasmettono i due termini e quale dei due vi fa sentire più tranquilli, ricordatevi che anche le parole hanno una loro energia e ci fanno reagire in modi diversi.
Ma analizziamo questa famosa decrescita, se ci pensiamo un attimo, davvero nessuno di noi sapeva che prima o poi sarebbe arrivata? Davvero pensavamo che il consumismo sfrenato, la produzione di beni non necessari poteva continuare all’infinito? Davvero credevamo che si potesse sfruttare il pianeta per sempre, inquinarlo trasportando da una parte all’altra mercanzie di tutti i generi?
Abbiamo creduto davvero che ci servivano vestiti nuovi ad ogni saldo di stagione, la macchina nuova, i mobili nuovi, le schifezze alimentari pronte, solo da scaldare ma molto più costose, l’ultimo modello di cellulare e che a Natale bisogna fare assolutamente dei regali anche se sono inutili cianfrusaglie che non si sanno neanche dove mettere.
Ma davvero abbiamo creduto che il valore di un abito è nel nome che c’è scritto sull’etichetta o, peggio ancora, in bella vista così da regalargli un bel pò di pubblicità gratuita che non andrà comunque a migliorare la vita di quei disgraziati che li hanno prodotti in luoghi fetidi per 20 ore al giorno e che, mentre noi ci sentivamo fighi indossandoli, loro dormivano per terra le rimanenti 4 ore? E magari abbiamo anche creduto che, potevamo permettercelo perchè tanto esisteva il credito al consumo ed avremmo potuto pagare dopo un anno. Ma certo, molti ci hanno creduto perchè nessuno aveva interesse a farci credere il contrario e nessuno ha mai avuto l’interesse di insegnare nelle scuole dell’obbligo o in famiglia le basi fondamentali del vero benessere, quello che non ha nulla a che fare con i beni materiali di cui ci circondiamo e che assimiliamo dalla tv.
Ed ora ci stanno dicendo che c’è la crisi. Ma credete davvero che ci sia la crisi? Volete davvero credere anche a questo? Beh, sarete sempre voi a decidere quello in cui volete credere ma vorrei anche farvi vedere l’altra faccia della medaglia.
Ho deciso di non credere alla crisi ma alla decrescita e sono felice che è finalmente arrivata, perchè se credo alla crisi ho paura e se ho paura sono facilmente manipolabile e, certamente chi sta sbandierando ai quattro venti questa paura, lo sa molto bene.
Lo sapevate che il Centromarca, l’organismo che tutela e monitora gli acquisti dei prodotti di marca ha registrato un aumento degli acquisti nel mese di gennaio. Eh già, c’è la crisi e le persone acquistano più prodotti di marca per avere più sicurezza.
Ma vi siete accorti che  continuano ad aprire sempre più ipermercati e megastore di prodotti tecnologici? Guardatevi intorno e usate il vostro senso critico, non continuate a farvi manipolare, questa non è crisi, è decrescita! E’ una curva fisiologica, tutto funziona a cicli, dal movimento terrestre al nostro ritmo del sonno, alle maree ecc., tutto è ciclico e la decrescita è la curva più bassa di un ciclo in cui abbiamo creduto che ci servisse più del necessario.
Se non ci faremo manipolare con la paura ed accetteremo il fatto che si può vivere tranquillamente e bene con molto meno, che non succederà nulla se terremo lo stesso cellulare per qualche anno e che se non riusciremo ad andare alle Maldive o sul Mar Rosso oppure a fare una crociera potremmo finalmente goderci gli splendidi posti che abbiamo vicino a noi.
Potremmo pensare che è meglio fare una buona torta semplicemente con farina, burro, zucchero e uova, magari fatta insieme ad in nostri bambini invece che di acquistarla pronta e piena di conservanti ma più cara, e che per fare un piatto di pasta con il pomodoro ci vogliono solo 10 minuti in più rispetto a quella che salta  ed è molto meno sana e non avremmo inquinato facendola arrivare con i camion nel supermercato sotto casa perchè i pomodori li avremmo acquistati nel mercato dei produttori locali. La decrescita può essere un bene e, se apriamo gli occhi e non ci facciamo prendere dal panico, è davvero l’occasione giusta per riappropriarci della nostra umanità e naturalità, così da farla diventare una decrescita felice. Vi auguro di avere la saggezza per superare il momento nel migliore dei modi. Un abbraccio. Eleonora
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