Ma che cosa vi sto raccontando

Da un paio di mesi frequento un corso di comunicazione. Almeno io credevo di iscrivermi ad un corso di comunicazione come tanti altri, ma mi sono ritrovata in un vero e proprio laboratorio che mi ha messo in seria difficoltà.

In un laboratorio, come evoca la parola stessa, si lavora. Non si sta seduti ad ascoltare le lezioni e a prendere appunti che poi non si rileggeranno mai. In un laboratorio si fa esperienza, ci si mette in gioco, si rischia e soprattutto non si può mentire.

Quando hai di fronte un’insegnante che sa leggere quello che il tuo corpo e la tua voce dicono oltre alle parole, è veramente dura. Ti fa da specchio e ti fa vedere quello che non ti piace di te, quello che sai che devi cambiare. Se poi l’insegnante è davvero bravo, non te le manda a dire, te lo urla in faccia quello che sei e che devi mostrare di te. E lo urla perchè lui è onesto e pretende lo stesso da te.

Ho fatto una fatica tremenda ad andare ad ogni lezione, sapevo che ogni lezione mi avrebbe mostrato quello che non volevo vedere. E ho capito quello che non volevo vedere è la mia profonda disonestà verso me stessa, verso chi mi sta vicino e verso di voi che mi leggete.

La disonestà principale sta nel non voler mostrare la mia vulnerabilità, le mie paure, le mie difficoltà. Cerco di mostrare sempre il mio lato migliore, di essere la brava ragazza, quella che piace e che dice sempre la cosa che fa star bene gli altri, quella che aiuta anche se non ne ha voglia.

Ma non sono solo questo, ho anche tante paure, spesso non mi stimo, mi rendo invisibile, non rischio e non mi butto per paura di fallire, voglio stare comoda ed evito con cura le occasioni che potrebbero portare delle critiche o dei giudizi sgradevoli. E tutto questo finora non ve l’ho mostrato.

Ho scritto nel blog solo quando potevo darvi qualcosa di buono e positivo, qualcosa che poteva stimolare commenti positivi, ma così facendo vi ho fatto vedere solo una parte di me, quella illuminata, non quella oscura.

Di percorsi di crescita ne ho fatti tanti ma forse questo laboratorio è il primo che davvero mi dà lo stimolo giusto per cambiare. Non è un percorso di crescita ma mi sta facendo lavorare molto più di tanti altri fatti finora.

Questo articolo dovevo scriverlo ieri sera, dopo essere rientrata dal corso, quando la tensione era ancora alta.  Ieri ho imparato che la “scomodità è l’obiettivo”, ma la scomodità di quello che volevo scrivere era troppa, non ce l’ho fatta ma sono contenta di esserci riuscita oggi.

Nulla accade per caso ed oggi sono stata aiutata anche da questo video che parla di vulnerabilità. La vulnerabilità come strumento di connessione con gli altri. Ve lo suggerisco davvero, è sottotitolato in italiano.

Vi abbraccio e mi scuso per non avervi dato tutta me stessa prima di ora. Da oggi in poi, sarà diverso.

6 thoughts on “Ma che cosa vi sto raccontando

  1. Meraviglioso articolo Eleonora, mi ci sono ritrovato parecchio.
    Anch’io come te cerco sempre di mascherare le mie zone oscure, di mostrare al mondo il mio lato migliore, quello forte, quello dell’uomo che non deve chiedere mai per intenderci.
    Invece mostrare soltanto una parte di sè è segno di grande debolezza e insicurezza, non di forza e controllo.
    Diventerò davvero completo dal momento in cui accetterò le mie zone grigie e i miei momenti di disagio in certe situazioni: solo quando riuscirò ad esternare anche queste vulnerabilità sarò davvero “libero”.
    Grazie mille per aver pubblicato questa tua testimonianza, un saluto affettuoso.

  2. Ma che meravigliosa illuminazione Eleonora! All’età di diciotto anni mi sono detto: vale la pena vivere per essere ciò che non sono? Da allora, sono passati quali 30 anni (cavolo!), vivo seguendo il mio maestro interiore o come vogliamo chiamarlo. Ho scelto di essere me stesso mostrando (come dici tu) sia il lato chiaro che il lato scuro. E al diavolo chi pensa che…! Una tua omonima ha detto: “Per non sbagliare, fai quello che ritieni giusto nel profondo del tuo cuore, tanto sarai criticato comunque. Sarai maledetto se lo fai, e maledetto se non lo farai.” (Eleanor Roosevelt) Grazie per questa aperta condivisione.

  3. Cara Eleonora
    non credo che ciò a cui ci siamo adattati sia qualcosa da rinnegare, in quanto se finora è stato così evidentemente ha avuto un suo senso, come questo tuo prendere atto che potevi migliorare degli aspetti di te e lo stai facendo..
    Credo non ci sia nulla di giusto o di sbagliamo in ciò che siamo anche se sono il primo a mettermi etichette….a predicare bene e razzolare male….mi sono messo l’etichetta come vedi..

    Sono contento per Te di questo tuo passaggio. Mi sembra esagerato parlare di disonestà

    Un caro saluto
    Francesco

  4. Ciao Francesco, ti rispondo a distanza di mesi ma so che mi vuoi bene e mi perdonerai. Sai, rileggendo il post mi sono accorta che ero in un momento di grande disagio e quindi di crescita, sono felice di aver scritto quello che ho scritto all’epoca. Forse sono stata un pò troppo dura con me stessa ed ora non è più così. Quell’esperienza mi ha aiutato davvero molto a rendermi conto della mia staticità, mi accorgo che sono cambiata anche grazie a quella.
    Grazie mille per il commento, sempre molto ispirante!
    Un abbraccio e buon 2012.
    Ely

  5. Bellissimo, sei un grande! Io ancora non riesco a farlo nel 100% delle situazioni ma sto migliorando, ogni volta che ci casco mi dico che, se mi mostro per come sono, insegno agli altri a fare altrettanto e alla fine non succederà nulla di grave. Penso che sto davvero imparando a godermi il viaggio senza perdere l’occasione di sperimentare luci ed ombre.
    Ti abbraccio forte e ti auguro tutto il meglio possibile per il nuovo anno.
    Ely

  6. Ciao Umberto, devo scusarmi anche con te per il ritardo con il quale ti rispondo. Purtroppo è usanza molto comune, credo che sia stato, almeno nel mio caso, qualcuno che mi ha insegnato a non mostrare le proprie debolezze. Non voglio scaricare le mie responsabilità ma solo dire che siamo il risultato delle nostre esperienze e degli insegnamenti ricevuti. Siamo tutti sulla strada per comprendere quello che vogliamo essere e ti ringrazio davvero molto per la tua condivisione di un tuo aspetto così profondo.
    Sono fortunata a conoscere così tante belle persone, grazie per essere tra i miei amici.
    Un abbraccio.
    Ely

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>