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Ma che cosa vi sto raccontando

  • Posted on giugno 30, 2011 at 14:58

Da un paio di mesi frequento un corso di comunicazione. Almeno io credevo di iscrivermi ad un corso di comunicazione come tanti altri, ma mi sono ritrovata in un vero e proprio laboratorio che mi ha messo in seria difficoltà.

In un laboratorio, come evoca la parola stessa, si lavora. Non si sta seduti ad ascoltare le lezioni e a prendere appunti che poi non si rileggeranno mai. In un laboratorio si fa esperienza, ci si mette in gioco, si rischia e soprattutto non si può mentire.

Quando hai di fronte un’insegnante che sa leggere quello che il tuo corpo e la tua voce dicono oltre alle parole, è veramente dura. Ti fa da specchio e ti fa vedere quello che non ti piace di te, quello che sai che devi cambiare. Se poi l’insegnante è davvero bravo, non te le manda a dire, te lo urla in faccia quello che sei e che devi mostrare di te. E lo urla perchè lui è onesto e pretende lo stesso da te.

Ho fatto una fatica tremenda ad andare ad ogni lezione, sapevo che ogni lezione mi avrebbe mostrato quello che non volevo vedere. E ho capito quello che non volevo vedere è la mia profonda disonestà verso me stessa, verso chi mi sta vicino e verso di voi che mi leggete.

La disonestà principale sta nel non voler mostrare la mia vulnerabilità, le mie paure, le mie difficoltà. Cerco di mostrare sempre il mio lato migliore, di essere la brava ragazza, quella che piace e che dice sempre la cosa che fa star bene gli altri, quella che aiuta anche se non ne ha voglia.

Ma non sono solo questo, ho anche tante paure, spesso non mi stimo, mi rendo invisibile, non rischio e non mi butto per paura di fallire, voglio stare comoda ed evito con cura le occasioni che potrebbero portare delle critiche o dei giudizi sgradevoli. E tutto questo finora non ve l’ho mostrato.

Ho scritto nel blog solo quando potevo darvi qualcosa di buono e positivo, qualcosa che poteva stimolare commenti positivi, ma così facendo vi ho fatto vedere solo una parte di me, quella illuminata, non quella oscura.

Di percorsi di crescita ne ho fatti tanti ma forse questo laboratorio è il primo che davvero mi dà lo stimolo giusto per cambiare. Non è un percorso di crescita ma mi sta facendo lavorare molto più di tanti altri fatti finora.

Questo articolo dovevo scriverlo ieri sera, dopo essere rientrata dal corso, quando la tensione era ancora alta.  Ieri ho imparato che la “scomodità è l’obiettivo”, ma la scomodità di quello che volevo scrivere era troppa, non ce l’ho fatta ma sono contenta di esserci riuscita oggi.

Nulla accade per caso ed oggi sono stata aiutata anche da questo video che parla di vulnerabilità. La vulnerabilità come strumento di connessione con gli altri. Ve lo suggerisco davvero, è sottotitolato in italiano.

Vi abbraccio e mi scuso per non avervi dato tutta me stessa prima di ora. Da oggi in poi, sarà diverso.

Basterebbe ascoltare la propria anima

  • Posted on gennaio 28, 2010 at 16:09

fiammella


Fino a qualche giorno fa, pur sapendo che siamo un insieme di anima, mente e corpo, non ero ancora riuscita ad individuare dentro di me quella parte che è piu’ difficile da definire, ossia l’anima. Quando pensavo all’anima pensavo a qualcosa di etereo, difficilmente descrivibile con la mente razionale e non avrei mai pensato di poterla “vedere”.

 

L’altro fine settimana invece, ho partecipato ad una sessione di “Costellazioni familiari” con la splendida Eugenia Ortolani e la mia sorpresa piu’ grande è stata poter vedere la mia anima, il suo modo di interagire con le persone, il suo malessere per il fatto che non sto facendo quello che avevo scelto di sperimentare in questa vita terrena e per il fatto di non ricordare perché mi trovo qui adesso.

 

Ho realizzato che è molto piu’ semplice di quanto si creda vivere la propria vita pienamente quando “so chi sono” e “cosa sono venuta a fare in questo mondo”, diventa tutto piu’ chiaro e ci si focalizza sulle vere intenzioni della nostra anima. Questo percorso mi ha davvero emozionato e stimolato ancora di piu’ ad indagare sullo scopo della mia vita. Dopo tutti questi anni di “amnesia” sono felice di aver trovato uno strumento per “ricordare”.

 

Già, il termine giusto è “ricordare” perché, come scriveva spesso Neal Donald Walsch nelle “Conversazioni con Dio”, non siamo venuti su questa terra per imparare,  sappiamo già tutto,  abbiamo scelto di incarnarci per “ricordare” e sperimentare tutti gli aspetti dell’essere umano.

 

Alla luce di questa mia nuova consapevolezza, sono sorpresa per la semplicità con la quale ognuno di noi potrebbe vivere la propria vita pienamente consapevole del proprio scopo, basterebbe ascoltare la propria anima.

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Neanch’io conoscevo Aldo…

  • Posted on gennaio 15, 2010 at 10:35

…così, l’altra mattina gli ho scritto una mail dicendogli che avrei voluto conoscerlo meglio. Il pomeriggio stesso, stavamo chiacchierando come vecchi amici. Gli ho raccontato delle due “coincidenze” che già ci legavano e chissà quali altre ne verranno fuori in seguito.


Va bene :-) ora vi dico di chi sto parlando. Sto parlando di Aldo Mauro Bottura un imprenditore, un formatore ma soprattutto uno splendido essere umano di cui avevo sentito parlare, che ritrovavo spesso girando nel web e che solo ora stavo scoprendo davvero attraverso il suo libro Un uomo e il suo sogno avuto da un caro amico, Fabrizio, il quale ha avviato l’associazione Aquile di Cristallo Nordest a Trieste.


Con Fabrizio si rifletteva sul fatto che, a volte,  si prova resistenza di fronte ad una persona che temi ti possa sconvolgere la vita, anche se in meglio…ah, benedetta paura del cambiamento ;-) . Forse per questo non avevo voluto approfondire questa conoscenza finora. Però, già un pò di tempo fa, avevo deciso che non volevo subire le mie paure ma affrontarle, così ho deciso che farò i suoi corsi perchè sento che è arrivato il momento di migliorare in quelle aree non ancora risolte.


Dopo aver parlato con lui, ci sono molte cose che mi hanno fatto prendere questa decisione ma quella più significativa è stata quando ha detto: “I miei corsi iniziano quando entri la prima volta e terminano quando hai scoperto chi sei e cosa vuoi fare”.


Beh, credo che sia proprio questo il segreto dei suoi corsi, lui non abbandona e non dimentica i suoi studenti alla fine del corso ed è sempre disponibile ad aiutarti, anche se non sei ancora un suo studente, come è capitato a me l’altro giorno.

Che dirti di più, Aldo, se non un bel grazie e arrivederci a presto. Un abbraccio, Eleonora

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Il quinto specchio esseno

  • Posted on novembre 12, 2009 at 10:14

Ognuno di noi forse ha un ideale di madre nella mente. A volte questa immagine rispecchia com’è realmente la propria ma a volte ci si ritrova a pensare che si vorrebbe o si sarebbe voluta una persona completamente diversa a ricoprire quel ruolo tanto importante.

Così capita, come sta capitando a me da qualche anno, di giudicare l’operato di mia madre, di criticarla, anche se solo dentro di me, per il suo vittimismo che mi ha fatto sentire a mia volta vittima delle sue manipolazioni portate avanti da malattie che, sono convinta, ha utilizzato per ottenere cure ed attenzioni.

Essendo così concentrata dalle malattie non è stata capace di dimostrarmi il suo amore “come io mi sarei aspettata” e spesso l’ho giudicata di non prendersi la piena responsabilità della sua vita e delle sue scelte.

Va da sè, che neanch’io sarò stata quella figlia che lei si sarebbe aspettata, tutti i suoi atteggiamenti negli ultimi anni mi stavano esaurendo e cercavo di starle lontana il più possibile. Ero molto arrabbiata con lei e volevo evitare di trattarla male rinfacciandole le sue mancanze nei miei confronti.

In questi anni ho capito però che devo ringraziarla perchè la mia ricerca spirituale, il mio bisogno di stare bene con me stessa, di prendermi le responsabilità con mio figlio e molte altre cose le devo proprio grazie al fatto di aver avuto i genitori che ho avuto. Già, mio padre era alcolista ed è morto di cirrosi epatica quando avevo sette anni, ma questa è un’altra storia.

Ad un certo punto, la mia cara amica Anna mi ha fatto conoscere “I sette specchi esseni” e tra tutte le altre strade che potevano farmi capire ed integrare questa esperienza, questa è quella che prediligo ed a cui faccio riferimento per dare un senso alla sofferenza passata e presente.

I sette specchi esseni a cui mi riferisco sono quelli discussi da Gregg Braden nella sua videoconferenza “Camminare tra i mondi” e trattano dei sette misteri corrispondenti ai vari tipi di rapporto che noi esseri umani sperimentiamo nella nostra vita di relazione.

Il 5° specchio esseno è il più potente in assoluto, descrive Gregg Braden, perchè è lo specchio che ci mostra i nostri genitori nel corso della nostra interazione con loro, eccone un estratto:

IL 5° SPECCHIO ESSENO
Nella mia opinione questo modello di rapporti umani, il quinto specchio esseno, è forse il più potente
in assoluto, perché credo ci permetta di vedere meglio e più profondamente degli altri la ragione per
cui abbiamo vissuto la nostra vita in un dato modo. Esso rappresenta lo specchio che ci mostra i nostri
genitori nel corso della nostra interazione con loro.
Attraverso questo specchio ci viene chiesto di ammettere la possibilità che le azioni dei nostri genitori
verso di noi riflettano le nostre credenze e aspettative nei confronti di quello che potrebbe configurarsi
come il più sacro rapporto che ci sia dato di conoscere sulla Terra e cioè il rapporto fra noi e la nostra
Madre e il nostro Padre Celeste, vale a dire con l’aspetto maschile e femminile del nostro creatore, in
qualunque modo lo concepiamo.
E’ attraverso il rapporto con i nostri genitori, che essi ci mostrano le nostre aspettative e credenze…

Scarica tutto il pdf

I SETTE SPECCHI ESSENI

C’è anche un piccolo e molto potente esercizio da fare con il 5° specchio esseno anche se sono tutti molto belli ed illuminanti. Mi piacerebbe conoscere il vostro parere.

Scarica dal sito “Stazione celeste” la trascrizione della videoconferenza “Camminare tra i mondi”.

Dal punto di vista dell’anima

  • Posted on novembre 4, 2009 at 11:00

fumo

C’è un sistema molto valido per riconoscere quello che sappiamo essere vero senza farci condizionare dalle esperienze di vita passata, da quello che gli altri ci possono dire oppure da quello che ci hanno insegnato come vero.

Possiamo sapere se una certa idea, opinione o credenza vada bene per noi in base all’emozione che ci procura. Possiamo sempre sapere se siamo coerenti con il nostro essere profondo quando di fronte ad un evento reagiamo in modo sereno e pacato perchè quella è la nostra verità e può tranquillamente andare controcorrente rispetto al pensare comune, anzi di solito è proprio così.

Se per un attimo, di fronte ad un evento particolarmente spiacevole, ci fermassimo ad ascoltarci e chiedessimo alla nostra anima qual’è il significato di quello che sta accadendo ci renderemmo conto che la risposta la sappiamo già ed è sempre più benevola rispetto a quella che ci rimanda la nostra mente. C’è un significato elevato anche riguardo i drammi e le tragedie, le guerre e le catastrofi naturali, l’odio, il razzismo, l’intolleranza, la pedofilia. Non sta a noi giudicare, e se fosse quello che queste anime hanno deciso di sperimentare il questa vita?

Potremmo scoprire che sapevano benissimo quale scelta stavano facendo prima di incarnarsi, ciò non significa fare finta che tutto questo non ci riguarda e non cercare di aiutare queste anime. Significa osservare questi eventi senza giudizio ed aiutare queste anime ad elevarsi in questa vita rispettando il percorso e l’esperienza che queste anime hanno scelto. Fermatevi un attimo ad occhi chiusi a sentire come la vostra anima percepisce questi concetti che ho trasmesso.

Tutto questo vi fa sentire più aperti e privi di giudizio? Vi fa sentire più liberi? Forse state etichettando questo come vaneggiamenti? Va bene anche questo perchè la vostra anima in questo momento desidera sperimentare anche questo e siete liberi di pensarlo. In attesa dei vostri commenti un abbraccio alle vostre anime.

Chi ha paura della morte?

  • Posted on novembre 2, 2009 at 10:06

tunnel di luce

Peccato non riusciate a vedere il mio sorriso ora, mentre sto immaginando cosa potrebbe passarvi per la testa in questo momento.
Di certo è che una buona parte di voi che ora state leggendo avete una gran voglia di uscire da questo blog, ma preferisco correre il rischio e continuare con questo post. Quelli che sono pronti a sentire parlare di morte senza spaventarsi sono certa che rimarranno.
Stamattina, mentre ero in macchina, stavo pensando che sarebbe stato giusto condividere le mie nuove consapevolezze sulla morte con chi fosse stato pronto a leggerle e a commentarle.

Non so voi, ma fino a qualche tempo fa, il solo termine “morte” mi faceva andare subito con la testa ad altri pensieri, come fa uno struzzo quando mette la testa sotto la sabbia, quasi che se non si nomina una cosa questa non esiste.

Invece circa un anno fa, ho cominciato a guardarla in faccia, mia madre si è ammalata di cancro e qualcosa mi ha fatto decidere di prepararmi all’inevitabile sua morte.
Poi si è ripresa ma ora il cancro è ricomparso e non ci sono più possibilità di guarigione, no piano, la medicina ufficiale ha alzato le braccia, io credo profondamente che le possibilità ci siano ma non si tratta della mia vita e mia madre ha scelto la medicina ufficiale.

Quindi ho ripreso a leggere ed informarmi su cosa accade dopo la morte e quello che ho scoperto è una cosa che mi rasserena molto. Ho intenzione di scrivere periodicamente un post che aiuti anche altre persone, che come me si trovano nella stessa situazione o che ci si sono trovate, a non chiudere gli occhi ma aprire il cuore perchè quello che ho imparato e che sento come vero può davvero cambiare l’approccio verso questo argomento fino ad abbracciarlo come la più bella esperienza per noi e per i nostri cari. Un abbraccio e a presto. Eleonora

Caratteristiche di un leader: parte IV

  • Posted on settembre 10, 2009 at 09:38

Un leader non è un capo così come un capo spesso non è un leader. La sostanziale differenza tra un capo ed un leader è ben riassunta in questo detto: “Il capo è colui che ti fa fare le cose, un leader è colui che ti fa venir voglia di farle”.

Alla guida della maggior parte delle aziende troviamo dei capi, persone che spesso non sono leader e che per questo fanno molta più fatica a gestire le persone, infatti non sono in grado di riconoscere le potenzialità ed i talenti dei loro sottoposti e pensano che con il pugno di ferro possano ottenere più risultati. Questi non sanno riconoscere la differenza tra autorità ed autorevolezza e nessuno gli ha mai spiegato la differenza.

Fortunatamente ci sono anche delle realtà imprenditoriali nelle quali le persone sono il bene più prezioso, sono stimolate a dare il meglio di sè, sono incentivate a manifestare la creatività e a sentirsi parte di un gruppo che sta costruendo qualcosa di positivo che porta benefici oltre che a loro anche a molte più persone, si sentono parte attiva di un cambiamento che parte dalla loro realtà aziendale.

E’ necessario che alla guida di queste realtà ci siano persone in grado di sentire e condividere questo obiettivo comune più elevato. Deve esserci una persona che ha un profondo rispetto per i singoli individui e che nello stesso tempo riesca ad influenzare le persone in maniera da fargli desiderare ed essere felici di essere parte di quel progetto.

Sono ancora poche ed io ho avuto la fortuna di conoscerne una e di iniziare a lavorarci. Riconosco nel suo fondatore e nei suoi collaboratori più vicini la capacità di leadership, riconosco il profondo rispetto per le persone e la disponibilità a farle crescere lavorando per un progetto comune quello di essere un contributo al miglioramento del mondo a partire dal proprio lavoro.

In questa azienda c’è spazio per tutti coloro che hanno voglia di darsi da fare, che hanno un atteggiamento positivo e che vogliono essere parte del cambiamento. Contattatemi per saperne di più qui sarò felice di farvi conoscere questa splendida azienda.
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Caratteristiche di un leader: parte III

  • Posted on settembre 8, 2009 at 09:15

Un leader non è mai una vittima. Un leader sa che anche le cose che all’apparenza o per il senso comune sono ingiuste o sbagliate, in realtà nulla è tale.

Non esistono cose giuste ed ingiuste, il bene e il male sono concetti relativi e soggettivi. Se le persone non si comportano come ci si aspetterebbe il leader sa che l’atteggiamento giusto da applicare è il dialogo e tenterà di chiarire la situazione con calma e senza farsi coinvolgere emotivamente o farsi trascinare in un conflitto sterile che non porterà ad una soluzione vincente.

Un leader si prende la responsabilità delle proprie reazioni e sceglie in ogni momento quali atteggiamenti lo porteranno ad ottenere ciò che desidera. Ecco perchè sceglie di non essere vittima, egli sa che l’atteggiamento vittimistico non gli permette di agire nel suo interesse.

Una vittima dà la colpa all’esterno se le cose non vanno come vorrebbe, il capo, il tempo, il compagno o la compagna, il traffico, la crisi e così via.

Il leader invece osserva le cose che non vanno e cerca il modo migliore per volgerle a suo favore, il suo atteggiamento è proattivo, positivo, costruttivo e questo gli permette di aprirsi a quella creatività necessaria altrimenti inacessibile.

Purtroppo però non si diventa leader in un giorno, ben pochi lo sono dalla nascita, nella maggior parte dei casi lo si impara strada facendo, andando a sbattere contro i problemi e le difficoltà ed allenandosi ad assumere l’atteggiamento giusto.

Io mi sono resa conto in diverse occasioni di cadere nel vittimismo e pensare che non avrei potuto fare nulla, ora invece riesco a vedere le possibilità che si celano dietro alle cose apparentemente negative, riesco ad individuare la lezione dietro ad un conflitto o a qualsiasi difficoltà e, dopo la prima reazione abituale, cerco la soluzione possibile. Sono ancora in cammino, non ho ancora automatizzato questo processo ma credo di essere sulla buona strada.

E voi come vi sentite nella vita, leader o vittime?
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Un abbraccio. Eleonora

Caratteristiche di un leader: parte I

  • Posted on agosto 27, 2009 at 08:24

E’ stato importante frequentare un corso di leadership personale perchè mi ha insegnato quali sono le caratteristiche che distinguono un leader da un non leader.

Mi ritrovo ora molto spesso a parlare o ascoltare delle persone e riesco ad individuare se hanno quelle determinate caratteristiche.
In particolare, di recente sto osservando delle persone che hanno delle cariche che implicano una buona capacità di leadership e noto quali sono le lacune che dovrebbero ancora colmare.

La caratteristica che mi sta facendo riflettere in questi giorni è la capacità di non mettere le cose sul personale. Un leader sa che quello che gli altri dicono di lui è una semplice opinione e non dovrebbe lasciarsi coinvolgere sul piano personale.

Se non lo fa si ritrova ad un faccia a faccia che lo porterà ancora di più nel personale ed ogni cosa sarà vista come un attacco alla sua persona e nel tentativo di difendersi, magari facendosi coinvolgere in un sterile litigio, perderà di vista quello che avrebbe potuto imparare se fosse rimasto su un piano neutrale.

E’ molto impegnativo non farsi coinvolgere nel giudizio e nella critica degli altri ma è per il nostro bene imparare a riconoscere quello che gli altri ci stanno dicendo come una lezione, con l’umiltà di capire che, se il modo in cui ce lo dicono è sbagliato, non significa che non ci stiano aiutando a migliorare.

Suggerisco di ringraziare sempre chi ci da un feedback comprendendo che la maggior parte delle persone non sa comunicare nel modo giusto e cercando di vedere se quello che ci hanno detto può esserci utile.

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Alla prossima. Eleonora

Ritrovarsi sullo stesso percorso

  • Posted on agosto 25, 2009 at 15:38

Torno a scrivere dopo una lunga pausa, in fondo questo blog è un diario aperto per comunicare le mie emozioni. Non che non ce ne fossero, anzi, ma non sempre riesco a metterle per iscritto. A volte, come nell’ultimo mese, le emozioni sono state così belle ed intense che mancano le parole per esprimerle.

La cosa più emozionante che mi sia capitata è stata frequentare e portare a termine “Il viaggio dell’eroe” del quale vi parlerò nelle sezioni apposite che ho creato. E’ stato emozionante perchè mi ha lasciato dei ricordi che mi hanno segnato e che mi hanno aiutato a cambiare certi atteggiamenti non costruttivi.

La cosa più bella ed emozionante però è venuta dopo, subito dopo aver finito il corso, quando ho potuto entrare a far parte di un progetto di lavoro nuovo e molto importante per la mia crescita personale e professionale.

Perchè mai collego le due cose? Perchè quando sono stata contattata per questo lavoro è stato uno di quei momenti “Aha!!!” :-o   cioè uno di quei momenti in cui ti trovi nel momento giusto al posto giusto, uno di quei momenti in cui arrivano le cose che tanto desideri ma che non pensi possibili, uno di quei momenti in cui ti senti connesso a qualcosa di più grande e le lacrime iniziano a sgorgare copiose perchè ti senti ascoltato ed i tuoi desideri esauditi e sai che non c’entra solamente con le persone e le situazioni che ti sono capitate.

In questo momento mi sento proprio così, sento che è arrivato qualcosa che avevo chiesto nel modo giusto e con la fiducia che sarebbe arrivato anche se non sapevo in quale forma, ho attratto nella mia vita le persone e le situazioni che mi servono per crescere e per aiutare anche gli altri.

Dedicato a chi ho incontrato di recente e sa di cosa sto parlando anche se questo blog non dovesse mai leggerlo.

Grazie all’universo ed a tutti i miei aiutanti invisibili.


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Eleonora