Cosa ci raccontano le malattie

E’ da un pò che ho un approccio olistico alle malattie e come per tutte le cose la curiosità mi ha fatto sempre scandagliare le motivazioni per le quali sorgono per poi scoprire che spesso siamo noi che più o meno inconsciamente gli prepariamo il terreno affinchè possano manifestarsi.

Già all’epoca del libro “Te stesso al cento per cento” si parlava di “supersalute” ovvero della naturale condizione dell’uomo ad essere sano.

Per diversi motivi, primo dei quali credo sia l’interesse economico delle case farmaceutiche, ci hanno convinto che è normale ammalarsi e che quando accade in nessun caso abbiamo il modo di fare a meno dei farmaci e dei medici.

Ora, nessuno nega il valore della medicina ufficiale per tutti i casi in cui si tratti di rischio della vita ma sarebbe utile che anche noi ci prendessimo la responsabilità delle nostri malesseri senza ricorrere sempre a qualche palliativo.
Se ascoltassimo di più i nostri corpi e gli fornissimo i giusti nutrimenti, il giusto riposo e riuscissimo a gestire le nostre emozioni sgradevoli (rabbia, ansia, paura, ecc.) ci renderemmo conto che abbiamo già tutti gli strumenti per vivere una vita naturalmente sana.

Se poi ci ammaliamo, prima di correre dal medico o prendere qualsiasi medicina, dovremmo conoscere il messaggio che sta dietro a quel ben determinato sintomo e chiederci perchè è stato colpito proprio quel determinato organo. Questo perchè ad ogni organo che si ammala è correlata un’emozione o una difficoltà che non riusciamo a superare se non ammalandoci.

Nei giorni scorsi ho sofferto di una infezione alle vie urinarie ed ho scoperto che è una manifestazione del dover “espellere”, “liberarsi da qualcosa” e credo sia legato alla situazione particolare che sto vivendo.

Anche malattie gravi come il cancro si manifestano in organi diversi a seconda dell’emozione che non riusciamo a gestire. Lo diceva a suo tempo anche il Dott. Hamer che per questo è stato anche imprigionato e bandito dall’albo. Ma le testimonianze sono tante e sapere qualcosa di più non è male. Perciò, se non lo state già facendo, vi suggerisco di prendervi la responsabilità delle vostre malattie ed indagare quali aspetti non avete ancora affrontato e guarito nella vostra vita.
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E basta parlare di crisi!!!

Già, io dico basta!
Non se ne può più di sentirne parlare, io preferisco chiamare questo periodo con un altro termine “decrescita“. Sì, è vero che la decrescita c’è ed è sotto gli occhi di tutti ma se la smettiamo di parlare di crisi e gli diamo il giusto nome, l’atteggiamento con il quale la affrontiamo cambia radicalmente.
Provate a percepire che cosa trasmettono i due termini e quale dei due vi fa sentire più tranquilli, ricordatevi che anche le parole hanno una loro energia e ci fanno reagire in modi diversi.
Ma analizziamo questa famosa decrescita, se ci pensiamo un attimo, davvero nessuno di noi sapeva che prima o poi sarebbe arrivata? Davvero pensavamo che il consumismo sfrenato, la produzione di beni non necessari poteva continuare all’infinito? Davvero credevamo che si potesse sfruttare il pianeta per sempre, inquinarlo trasportando da una parte all’altra mercanzie di tutti i generi?
Abbiamo creduto davvero che ci servivano vestiti nuovi ad ogni saldo di stagione, la macchina nuova, i mobili nuovi, le schifezze alimentari pronte, solo da scaldare ma molto più costose, l’ultimo modello di cellulare e che a Natale bisogna fare assolutamente dei regali anche se sono inutili cianfrusaglie che non si sanno neanche dove mettere.
Ma davvero abbiamo creduto che il valore di un abito è nel nome che c’è scritto sull’etichetta o, peggio ancora, in bella vista così da regalargli un bel pò di pubblicità gratuita che non andrà comunque a migliorare la vita di quei disgraziati che li hanno prodotti in luoghi fetidi per 20 ore al giorno e che, mentre noi ci sentivamo fighi indossandoli, loro dormivano per terra le rimanenti 4 ore? E magari abbiamo anche creduto che, potevamo permettercelo perchè tanto esisteva il credito al consumo ed avremmo potuto pagare dopo un anno. Ma certo, molti ci hanno creduto perchè nessuno aveva interesse a farci credere il contrario e nessuno ha mai avuto l’interesse di insegnare nelle scuole dell’obbligo o in famiglia le basi fondamentali del vero benessere, quello che non ha nulla a che fare con i beni materiali di cui ci circondiamo e che assimiliamo dalla tv.
Ed ora ci stanno dicendo che c’è la crisi. Ma credete davvero che ci sia la crisi? Volete davvero credere anche a questo? Beh, sarete sempre voi a decidere quello in cui volete credere ma vorrei anche farvi vedere l’altra faccia della medaglia.
Ho deciso di non credere alla crisi ma alla decrescita e sono felice che è finalmente arrivata, perchè se credo alla crisi ho paura e se ho paura sono facilmente manipolabile e, certamente chi sta sbandierando ai quattro venti questa paura, lo sa molto bene.
Lo sapevate che il Centromarca, l’organismo che tutela e monitora gli acquisti dei prodotti di marca ha registrato un aumento degli acquisti nel mese di gennaio. Eh già, c’è la crisi e le persone acquistano più prodotti di marca per avere più sicurezza.
Ma vi siete accorti che  continuano ad aprire sempre più ipermercati e megastore di prodotti tecnologici? Guardatevi intorno e usate il vostro senso critico, non continuate a farvi manipolare, questa non è crisi, è decrescita! E’ una curva fisiologica, tutto funziona a cicli, dal movimento terrestre al nostro ritmo del sonno, alle maree ecc., tutto è ciclico e la decrescita è la curva più bassa di un ciclo in cui abbiamo creduto che ci servisse più del necessario.
Se non ci faremo manipolare con la paura ed accetteremo il fatto che si può vivere tranquillamente e bene con molto meno, che non succederà nulla se terremo lo stesso cellulare per qualche anno e che se non riusciremo ad andare alle Maldive o sul Mar Rosso oppure a fare una crociera potremmo finalmente goderci gli splendidi posti che abbiamo vicino a noi.
Potremmo pensare che è meglio fare una buona torta semplicemente con farina, burro, zucchero e uova, magari fatta insieme ad in nostri bambini invece che di acquistarla pronta e piena di conservanti ma più cara, e che per fare un piatto di pasta con il pomodoro ci vogliono solo 10 minuti in più rispetto a quella che salta  ed è molto meno sana e non avremmo inquinato facendola arrivare con i camion nel supermercato sotto casa perchè i pomodori li avremmo acquistati nel mercato dei produttori locali. La decrescita può essere un bene e, se apriamo gli occhi e non ci facciamo prendere dal panico, è davvero l’occasione giusta per riappropriarci della nostra umanità e naturalità, così da farla diventare una decrescita felice. Vi auguro di avere la saggezza per superare il momento nel migliore dei modi. Un abbraccio. Eleonora
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